Fotografia e Thanatos

Alla fine dei conti - VI edizione

Fotografia e Thanatos
Lunedì 21 Febbraio, ore 18.30


In collaborazione con:
Istituto Mantovano di Storia Contemporanea

Elena Alfonsi, Luca Mantovani

“L’esperienza dei luoghi ci invita a rivedere gli assi del nostro orientamento visivo nel mondo. È mutando la prospettiva che giungiamo alla visione dell’altro: “[…] Maria di Màgdala si recò al sepolcro […] si voltò indietro e vide” (Gv 20,1.14).

Cambiando la prospettiva, da centrale ad accidentale, abbandoniamo l’incanto degli assi che si perdono nel vuoto dell’orizzonte, e tagliando obliquamente con lo sguardo periferico, notiamo tutto un susseguirsi di situazioni che ad altezze differenti graduano le molte possibili tessiture del visibile. Passando dall’asse visivo longitudinale che appiana liricamente le differenze a quello trasversale e tattile capace di enfatizzare anche i minimi scarti, ci accorgiamo come accanto alle tracce di un ordine apparentemente immutabile si muovano continuamente quelle linee di forza capaci di generare il cambiamento. La volontà sta, dunque, nel cogliere nelle varie posture dello sguardo, un dinamismo della visione quale transito dalla dimensione lineare della terra a quella deformante del cielo, perché le cose possano apparire sotto una luce differente. Nella contrapposizione tra terra e cielo, storia e sogno, immanente e trascendente, è posto il cuore della vicenda umana sin dalla sua creazione. Tocca allo sguardo dell’uomo in bilico tra spirito e biologia, la ricerca di una possibile riconciliazione fra le due sfere del reale. All’ingegno umano sarà così costantemente rivolto, dalla coscienza desiderante, il pressante invito nell’architettare tecniche e artifici per accorciarne le distanze”. I voli della ragione che la nascente cultura moderno-rinascimentale si appresterà a compiere, avranno una ripercussione immediata e dilatata nel tempo, nei modi di guardare: la nuova prospettiva aerea, a volo d’uccello e le successive prospettive oblique, in epoca barocca, lanciate verso tutte le direzioni dello spazio, daranno l’abbrivio all’esaltante esperienza dell’ubiquità della visione creatrice.

Il progetto fotografico “Anablefobia: le pieghe dell’arte, le inflessioni nell’anima”, realizzato dal fotografo e architetto Luca Mantovani e curato dallo storico dell’arte Arturo Carlo Quintavalle, presenta una sequenza narrativa di immagini in bianco e nero, che procedono secondo un rapporto dialogico fondato sull’analogia con lo sguardo della pittura rinascimentale. Ruolo chiave, nella costruzione del racconto per episodi, è attribuito alla figura di Andrea Mantegna, con rimandi anche alle opere di Giovanni Bellini e Piero della Francesca, alimentando il dibattito culturale sulla rappresentazione nel rapporto tra pittura e fotografia come strumenti atti a definire sempre più una coscienza visiva. Nel cambiamento dell’uso della prospettiva, messa in scena dall’autore, l’immagine procede mediante un dinamismo formale deformante che lentamente si emancipa dall’aderenza al terreno, lasciando trapelare così la propria segreta aspirazione verso i rarefatti spazi dell’etere, con lo scopo di frammentare e decostruire ciò che è preordinato per raggiungere una profondità diversa, spostando il centro di gravità delle forme.

Attraverso l’analisi critica di Quintavalle, “Mantovani sceglie la durezza del paesaggio, anzi delle sue strutture, ritaglia l’ingombrante presenza di colonne, basamenti, diedri, scopre la loro geometrica astrazione e le collega alla bloccata scansione, per distinti frammenti di racconto, della Orazione nell’Orto del Mantegna a Londra”. Centrale è la riflessione che il fotografo compie sugli eventi che precedono e seguono la morte del Redentore, con particolare riferimento al citato dipinto, dove Cristo volge il volto al cielo nell’attesa di un avvenimento che era già premeditato, così come nella scena descritta nel Vangelo secondo Giovanni quando, nel giorno della resurrezione, Maria Maddalena giunta al Santo Sepolcro, si voltò e vide colui che non aveva riconosciuto. L’incontro sarà anche l’occasione per ripercorre alcuni luoghi di pianura resi celebri da autori come Luigi Ghirri nel Il profilo delle nuvole, ma anche di porre attenzione alle serie realizzate a partire dal dopoguerra da Paolo Monti sui centri storici italiani, più segnatamente sui monumenti di Mantova e Sabbioneta, fino ad arrivare a una riflessione visiva legata al costruttivismo russo di Aleksandr Michajlovic Rodcenko.

All’evento verrà presentato il volume pubblicato da Tre Lune Edizioni.

LUCA MANTOVANI , nasce a Mantova nel 1988 e si forma allo Iuav di Venezia. Ha svolto esperienze di collaborazione con gli architetti Paolo Zermani, Francesco Di Gregorio e Alessandro Gattara. Nell’ambito della cultura visuale ha preso parte ai corsi Teoria, storia e tecnica della fotografia di Giovanni Chiaramonte allo Iulm e alla Naba di Milano. Attualmente collabora con Luca Capuano, Gloria Bianchino, Arturo Carlo Quintavalle e Lucia Miodini. Vive e lavora a Mantova.

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